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Il Patchouli visto da Logevy: reinventare al meglio una nota iconica.

Un Rinascimento storico che diventa Rinascimento olfattivo, facendo breccia nell’attualità. Torno oggi a narrarvi un racconto d’alta profumeria, con una storia tutta italiana che affonda le proprie radici in un tempo lontano che ha dato lustro al nostro Paese, rendendolo di fatto terra di innovazioni, quasi pionieristica, nel campo della creazione dei profumi. Non è la prima volta che su questi canali vi riporto l’importanza cardinale che ebbe Firenze, nel corso del Rinascimento.

Quando Firenze era capitale del profumo

Un’epoca vivace a cavallo fra Medioevo e Rivoluzione scientifica, in cui i talenti umani iniziavano a prendere sempre più forma e autonomia, veicolati dall’arte e dalla ricerca alchimistica. Fra le vie del capoluogo toscano, epicentro della dinastia dei Medici, si sviluppò in particolare una spiccata sensibilità nel campo della profumeria, tanto che Firenze in quei tempi era considerata la vera “Capitale” del settore.

Merito in particolare di Caterina De’ Medici che, coadiuvata dal suo profumiere di fiducia Renato Bianco, fece da apripista all’uso dei profumi nelle corti e fra le casate più importanti della Penisola. Il concetto di profumeria moderna si sedimentò allora, in un contesto storico sociale in cui opulenza e intenti di scoperte inedite facevano da veri e propri propulsori.

Nelle piccole botteghe del centro storico gli artigiani, dei veri e propri alchimisti aiutati da garzoni, abili nel destreggiarsi fra alambicchi e materie prime grezze e pure, davano vita a giochi olfattivi capaci di far sognare le nobildonne del tempo, e in un’epoca in cui il concetto di igiene personale era ancora piuttosto labile, o comunque lontanissimo rispetto a quello attuale, l’utilizzo divenne non solo una moda ma quasi un’esigenza. Le ricette e le soluzioni fioccavano, fomentate dalle numerose richieste degli aristocratici.

Oggi il profumo ha un valore diverso: è considerato quasi un capo d’abbigliamento da abbinare alla propria personalità, per elevare l’attrazione o diventare unici ed inimitabili, riconoscibili.

Sulla base dei retaggi storici citati, uniti ai valori moderni della profumeria è nata Logevy Firenze 1965 una maison tutta italiana pensata e creata da Stefano Cintelli, professionista con un grande background cosmetico, dotato di una sensibilità rara, che gli ha permesso di realizzare una proposta olfattiva emozionante e sofisticata, con soluzioni inedite e uniche.

Un brand ossequioso della storia ma innovativo

Stefano Cintelli propone una collezione che vuole essere un itinerario di scoperta che parte dalla tradizione storica, che accumula forza dalle percezioni moderne. E’ un viaggio che parte dall’antichità, il suo, e arriva fino ai giorni nostri, per evocare vibrazioni perdute e imprimere nella nostra memoria e nel nostre cuore immagini di una forza con pochi eguali.

Logevy Firenze 1965 è una sintesi armoniosa di artigianalità, innovazione ed attenta cura del dettaglio; basata sull’utilizzo delle migliori e più pregiate materie prime.

Oggi analizziamo una referenza di Logevy Firenze 1965 davvero conturbante, caratterizzata da una nota olfattiva leggendaria. Ossia il Patchouli.

Patchouli Logevy Firenze 1965 – 100 ml

Tutti conoscono il sentore del Patchouli, essenza estratta dall’essicazione delle foglie di Pogostemon Cablin, pianta asiatica esteticamente simile alla menta, utilizzata fin dall’antichità dai commercianti di tessuti pregiati sia per la profumazione che per la salvaguardia degli stessi durante il trasporto.

Il Patchouli con la sua aromaticità intricata, enigmatica, conturbante, ma al tempo stesso evocativa di libertà e serenità, divenne iconica fra i movimenti hippie e new-age degli anni ’60. Era la nota che vibrava forte nelle feste più esclusive del mondo del Cinema e della Musica così come nelle piazze e nelle università dove si tenevano i movimenti di contestazione. Da allora la sua diffusione ha avuto una crescita progressiva, divenendo cavallo di battaglia di star hollywoodiane e conquistando i cuori e la pelle di milioni di persone.

Il suo è un aroma pieno, corposo, evoca il sottobosco e i licheni, ha note di canfora, di terra umida. È un profumo carnale, afrodisiaco e provocante, ed è per questo che i movimenti libertini, rivoluzionari e ribelli hanno sempre trovato in esso una sponda perfetta per esternare pulsioni, passioni, vivacità.

Non è una nota adatta a tutti ma ideale per gli spiriti dagli orizzonti ampi, orientati alla caccia e alla realizzazione di obiettivi e sogni, privi di catene mentali e sociali.

Sul piano olfattivo il Patchouli è da sempre considerato una sorta di “booster” di feromoni umani, gli ormoni che determinano i processi di attrazione, innescando in modo subliminale le dinamiche di magnetismo sessuale.

Il Patchouli è per antonomasia apprezzato delle menti anticonformiste, non è un aroma “piacione” né facile; incarna un vero e proprio modo di vivere e di affrontare l’esistenza. Chi indossa il Patchouli di base vuole trasmettere la propria personalità in modo forte e diretto, senza compromessi.

È la fragranza dei pionieri, degli esploratori, degli sperimentatori, dei rivoluzionari, di chi ripudia regole e preconcetti. Di chi morde la vita, di chi non aspetta di farsi travolgere dagli eventi.

Sul piano olistico, il Patchouli aiuta a ricollegare la propria interiorità con il Muladhara, il chakra della radice, della fisicità, quando si tende eccessivamente verso concetti astratti.

La sua complessità suscita emozioni ancestrali: oltre a smuovere la sessualità, sa innescare un vigore raro, un desiderio di vita scatenato, e ristabilisce il buonumore. E’ un vero e proprio innesco di benessere interiore, e il fatto che sia molto apprezzato da persone profondamente libere e spirituali non è un caso ma una vera e propria interconnessione spontanea con le sue caratteristiche.

Il Patchouli di Logevy Firenze 1965 è una delle migliori espressioni di questo ingrediente, ha un’anima unisex adatta a tutti, e viene definito dal brand un profumo “avvogente, sensuale e vintage, da sempre simbolo di libertà e rinascita”.

Vediamone nel dettaglio l’archiettura:

  • Note di testa: Pepe Rosa, Mughetto, Foglie Verdi
  • Note di cuore: Vaniglia, Rosmarino, Salvia
  • Note di fondo: Patchouli, Benzoino

In Testa troviamo note speziate, floreali e vegetali, grazie alla sapiente combinazione di Pepe Rosa, Mughetto e Foglie Verdi. Il Cuore è un sorprendente connubio fra la dolcezza della Vaniglia e la forza balsamica di Rosmarino e Salvia, che conferiscono una freschezza incredibile alle sfumature di questa creazione.

Il Fondo è dedicato all’ingrediente che dà il nome a questa creazione, cui abbiamo dedicato un’ampia esplorazione, e al Benzoino, che io adoro, in grado di incorniciare al meglio le suggestioni del Patchouli grazie a alle sue sfumature ambrate e golose. E’ la chiusura perfetta di un profumo magico e seducente.

Patchouli di Logevy Firenze 1965 è un profumo per chi vuole farsi notare: coerentemente alla filosofia della maison, incarna un percorso olfattivo che varia fra sensualità e dolcezza, passando da un cuore fresco e frizzante. Ho adorato il suo finale corposo, goloso e persistente, capace di accompagnarmi e cullarmi per tante ore durante la giornata.

Mi sono sentita coccolata e viziata nella contemplazione della sua architettura, così originale e al tempo stesso completa, tanto da sentirmi quasi una nobile del Rinascimento fiorentino che ha potuto indossare il suo profumo artigianale, creato da un profumiere visionario e creativo.

Credo che questa rivisitazione del Patchouli renda omaggio al meglio sia alla storia italiana della profumeria che a un ingrediente iconico, che oggi merita di essere riscoperto ed amato da tutti. Sono sicura che Logevy abbia centrato il tema, realizzando un profumo davvero azzeccato.

 

 

LOGEVY FIRENZE 1965

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