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Filtri Fisici: Tra mito e Realtà

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VANITY SPACE nasce come sito ricco di informazioni. Un sito neutrale e onesto che, da due anni a questa parte, collabora con le più svariate aziende italiane e internazionali. VANITY SPACE promuove da sempre un’informazione corretta, onesta, professionale e neutrale. Lavoriamo ogni giorno per regalare alle nostre followers una cosa molto importante: LA CONSAPEVOLEZZA.

VANITY SPACE ritiene quindi doveroso, visto il suo ruolo, fornire alle utenti un’informazione CHIARA E ONESTA della situazione. Non siamo qua ad elogiare una cosa cosa piuttosto che un’altra. Non abbiamo la verità in tasca. Siamo qua solo per fornire informazioni corrette.

Nb: questo articolo è scritto a più mani con biologo, chimico e formulatori. Tutti presenti nel nostro gruppo, a vostra disposizione per chiarire qualsiasi dubbio.

Vi ricordate quando in bacheca cercavo una biologa marina specializzata in inquinamento delle acque? Spero di sì. L’ho trovata. E con essa ho trovato anche medici, chimici e formulatori (bio anche) che mi hanno aiutata nella stesura di questo importante articolo. Vi prego di leggerlo con attenzione e con la dovuta calma. Fino alla fine.

Come già avrete avuto modo di vedere, nel nostro sito è presente un articolo che parla dell’esposizione al sole: Come esporsi in maniera sicura e come scegliere il proprio solare. La diatriba in essere da diverso tempo è: I FILTRI CHIMICI SONO I MOSTRI MENTRE I FILTRI FISICI SONO LA SALVEZZA DEL MONDO PERCHÈ SONO FILTRI MINERALI NATURALI.

Beh ragazze, che i filtri chimici siano chimici e inquinanti lo sa anche un bambino di 3 anni. Non credo ci sia da soffermarsi su questo. Parliamo quindi dei cosidetti FILTRI FISICI INVECE E PRENDIAMO COSCIENZA DI COSA SIANO DAVVERO NELLA REALTÀ, PERCHÈ MI RENDO CONTO CHE MOLTE DI VOI NON HANNO LE IDEE CHIARE IN MERITO. E questo lo si nota dalle domande confuse che ci ponete.

Da dove partiamo…

I due “FILTRI” comunemente utilizzati in cosmetica sono:

* OSSIDO DI ZINCO
* BIOSSIDO DI TITANIO

Il nuovo regolamento sui cosmetici è il REGOLAMENTO EUROPEO 1223/2009, è entrato in vigore l’11 luglio 2013. In particolare l’articolo 16 regolamenta l’utilizzo dei nanomateriali.

REGOLAMENTO (CE) n.1223/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici

Il BIOSSIDO DI TITANIO è autorizzato in quanto è inserito nell’Allegato VI, con un limite massimo di concentrazione pari al 25%. Attualmente l’ossido di zinco NON è autorizzato da Direttiva e Regolamento Europeo come filtro solare, quindi in questo articolo non parlerò molto di lui.

Questi filtri non sono presenti solo nelle preparazioni cosmetiche, ma anche negli alimenti (ebbene SI) ma più comunemente li troviamo nei materiali plastici e nelle vernici, vengono impiegati nei settori nautici e aerospaziali. Non dimentichiamoci che sono presenti anche all’interno dei nostri smartphone.

La tendenza comune SBAGLIATISSIMA è pensare che siano dei MINERALI. Minerali che troviamo in forma grezza, IN NATURA, che l’uomo raccoglie e utilizza da subito. ASSOLUTAMENTE NO. Sono degli OSSIDI DI METALLO. Un ossido di metallo che conoscete tutti è l’Ossido di Ferro ovvero la Ruggine.

Per capire (BENE) come VENGONO OTTENUTI tali ossidi, dovremmo scrivere un trattato di ingegneria mineraria, chimica e avere anche qualche altra laurea. Quindi, senza troppo annoiare e entrare nel tecnico, diremo che per la FABBRICAZIONE del PIGMENTO BIOSSIDO DI TITANIO, ci sono 2 fasi distinte. Le due parole in CALCE, non sono scritte così a caso, ma dovrebbero farvi riflettere:

* FABBRICAZIONE, perché c’è un processo industriale;
* PIGMENTO, perché tale viene definito industrialmente e viene impiegato maggiormente per finiture cromatiche.

LE FASI PRODUTTIVE SONO DUE:

* L’ESTRAZIONE E LA PURIFICAZIONE – In tal modo viene prodotta la particella di BASE del pigmento; L’estrazione iniziale si fa da particolari tipi di rocce che ovviamente non contengono solo per esempio il biossido di titanio, ma anche altri tipi di minerali, metalli e svariate sostanze…tra cui purtroppo metalli, anche pesanti, come il PIOMBO ad esempio (TENETE A MENTE QUESTA FRASE).

* Per lo ZINCO si parte da questi minerali: calamina, smithsonite, Franklinite, Blenda, Willemite – Per il BIOSSIDO DI TITANIO si parte da Anatasio, brookite, Rutilo, Titanite, Ilmenite, Leucoxene, perovskite.

* Il BIOSSISO DI TITANIO viene estratto direttamente dal minerale madre e poi purificato; Purificazione che avviene con strumenti e reattivi chimici, il tutto eseguito in grossi impianti industriali. Sono processi complessi e purtroppo inquinanti anche se l’azienda mantiene elevati standard di produzione etica.

L’OSSIDO DI ZINCO viene estratto sotto altre forme, tipo solfuro di zinco dalla blenda ad esempio. Dopo l’estrazione viene sottoposto a calcinazione (riscaldamento ad alte temperature) e poi ad altri processi di purificazione (vedi sopra);

* LA FINITURA – Si compone di un trattamento superficiale, essiccamento e macinazione.

Vi ricordate il PIOMBO DI PRIMA? METALLI PESANTI. Sì avete letto bene. METALLI PESANTI. Qualche particella di tali metalli alla fine rimane agganciata, non pensate che resti tutto puro e candido dopo la lavorazione. Del resto che sarà mai, alla fine anche nelle carote dell’orto della nonna ci sono tracce di metalli perché naturalmente contenuti nel terreno. Ovvio, ci sono lavorazioni particolari che permettono di ottenere una purezza al 99.9%. Ma per sapere quale biossido viene utilizzato nella nostra crema dovremmo rivolgerci al fornitore della materia prima e chiedere la scheda tecnica.

Tutto questo processo prevede ovviamente un largo impiego di acqua ragazze: acqua che viene inquinata da vari metalli e acidi, perché molte delle fasi avvengono per IDROLISI. Cosa ne fanno le industrie dei fanghi di lavorazione? Come vengono “smaltiti”? A noi comuni mortali non è dato sapere. Ma è facile intuire che non siano propriamente biodegradabili.

Il biossido di titanio è insolubile in acqua. Infatti, grazie all’eccellente resistenza all’acqua di mare, viene usato per fabbricare parti dei propulsori marini. Solubile solo a caldo nell’acido solforico concentrato, negli alcali e nel bisolfato potassico fuso. Tradotto in papabile, bisogna innescare una reazione chimica a CALDO perché si sciolga in acqua.

Domanda: vi piacciono le M&M’s? Vi lavate i denti con certi dentifrici (sbiancanti)? Mangiate certi dolciumi e/o confetti? Se Si, vi mangiate anche Biossido di Titanio. Non lo sapevate? Come vi ho detto sopra, si trova come colorante alimentare indicato con la sigla E171. Se googlate questa sigla vi compare la scritta “meglio evitare”. Certo i quantitativi sono minimi, come quelli di arsenico e metalli pesanti che non devono essere superiori rispettivamente a 8 e a 20 p.p.m. (parti per milione). Almeno quelli per uso farmaceutico.

Dovete sapere anche che la produzione di nano particelle di BIOSSIDO DI TITANIO è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, passando da 2.000 tonnellate prodotte nel 2004 a 58.000 tonnellate nel 2011-2020 (Mileyeva-Biebesheimer, Zaky, Gruden, 2010), di conseguenza, oltre all’esposizione umana, è aumentata anche l’immissione nell’ambiente.

Ma guardiamo ora insieme cosa sono i NANO MATERIALI.

Sono quei materiali che hanno componenti strutturali con almeno una dimensione nell’intervallo 1-100 nm. Vi state chiedendo perché vi parlo delle nano particelle? Lo faccio perché è importante. Le dimensioni delle particelle che troviamo negli alimenti sono comprese tra 40 e 220 nm, sono eterogenee, come dimostrato da un recente studio “Titanium Dioxide Nanoparticles in Food and Personal Care Products” – guidato da Alex Weir dell’Università dell’Arizona (2012), in cui sono riportati i livelli di biossido di titanio (E 171) in alcuni prodotti in vendita negli Stati Uniti  – LINK

Ulteriori studi finalizzati alla valutazione della tossicità delle particelle hanno evidenziato una relazione con la struttura e le dimensioni delle particelle.

Il BIOSSIDO DI TITANIO sotto forma di ANATASIO è 100 VOLTE PIÙ TOSSICO del RUTILO. Alcuni studi recenti hanno attribuito proprietà pro-infiammatorie alle particelle inalate (Hussain 2011), inoltre le interazioni con la superficie gastro-intestinale potrebbero essere coinvolte nell’insorgenza del Morbo di Chron (Lomer 2002). Altri autori hanno attribuito al biossido di titanio un ruolo potenzialmente carcinogenico (CCOHS.CA). Secondo l’International Agency for Research on Cancer (IARC) il BIOSSIDO DI TITANIO è incluso nel gruppo IARC 2B carcinogen (possibly carcinogen to humans). *** I link cliccabili vi rimandano agli studi condotti ***

Forse sono andata troppo sul complicato: Anatasio e Rutilo??? Le particelle di NANO TiO2 sono sintetizzate A PARTIRE dai Sali di titanio e si arriva a strutture cristalline diverse (rutilo, anatasio o brookite – I nomi Anatasio e Rutilo sia per il minerale che per le forme cristalline sono uguali proprio perché la forma rutilo è presente in maggior quantità nel minerale rutilo, mentre la forma anatasio è presente in maggiore quantità nel minerale anatasio).

In parole povere:

* Minerale

* Estraggo il biossido di titanio

* Trasformazione in sale

* Micronizzazione

* Eventuale rivestimento

* Infine inserimento nelle nano particelle

Mi scusi mi da le caramelle a basso contenuto di Anatasio? Anzi no, se ha quelle al Rutilo, le preferirei. Perché sono più bianche. Si, perché è una polvere di colore bianco. Il pigmento.

I solari che utilizzano i filtri fisici come attivo primario vengono chiamati “solari fisici”. Filtri solari di questo tipo lavorano deviando e disperdendo raggi UV dalla superficie della pelle. Questi ingredienti vanno a formare uno scudo sulla pelle. Quando i raggi UV colpiscono la pelle, rimbalzano su questo ‘scudo’ che inibisce la penetrazione nella pelle. In realtà la PIENA riflessione non avviene e, inevitabilmente, alcuni raggi scappano e passano attraverso. Uno svantaggio principale di tali schermi è che essi tendono a produrre un effetto coprente di bianco sulla pelle. Le formulazioni adottano, per essere più esteticamente eleganti, LE PARTICELLE DI TALI OSSIDI METALLICI in forma micronizzata, per ridurre al minimo il cast bianco.

La MICRONIZZAZIONE è un compromesso, però. TENETELO SEMPRE BENE A MENTE RAGAZZE. Più micronizzate sono le particelle, più sottile è lo “scudo”’ e MENO PROTETTI SIAMO*. Di contro, dimensioni più grandi delle particelle proteggono meglio, ma fanno apparire la pelle più bianca. Micronizzazione significa che la dimensione delle particelle è stata resa molto più piccola, a volte in NANO PARTICELLE (la più piccola dimensione). Nano particelle di OSSIDO DI ZINCO e BIOSSIDO DI TITANIO non lasciano deposito bianco. Di conseguenza le formule con particelle micronizzate tendono ad essere meno spesse e meno pesanti.

* Integrazione doverosa dopo l’appunto su Promiseland: al consumatore finale non interessa sapere la distinzione di protezione. Se proprio vogliamo, diamo la spiegazione. Più le particelle di Ti02 sono sottili (forma nano), più aumenta il fattore di protezione UVB. Di contro con la forma nano si è meno protetti dalle radiazioni UV-A. Non dimentichiamo che Gli UV-B portano ad eritemi e scottature. Gli UV-A invece sono i principali dispensatori dell’abbronzatura. Non si avvertono assolutamente ma sono la causa primaria di rughe e danni dell’epidermide. Passano attraverso gli occhiali non schermati e durante le giornate nuvolose. Penetrano in profondità nel derma e possono concorrere alla formazione di radicali liberi che danneggiano il DNA cellulare e mitocondriale, portando a fenomeni diffusi di fototossicità e a possibili trasformazioni cancerose. Direi che un solare dovrebbe proteggere da entrambi. Se devo allergare fior di ricerche in merito basta dirlo che provvedo.

NB. Le NANO PARTICELLE in quanto vettori si ricavano mediante procedimento chimico che permette di “costruire” il vettore (appunto la nano particella). In fase successiva, in laboratorio, si aggiunge il principio attivo (in questo caso il biossido di zinco).

OSSIDO DI ZINCO E BIOSSIDO DI TITANIO SONO SICURI IN FORMULA NELLA LORO FORMA ORIGINARIA DI TRASFORMAZIONE, non vengono assorbiti dalla pelle (salvo in forma di nano particelle – numerosi sono gli studi in corso), e quindi non causano reazioni.

L’unico problema è che al giorno d’oggi si utilizza quasi solo la forma NANO per soddisfare le esigenze delle clienti che non desiderano la patina bianca.

Teniamo anche a mente che vengono definiti stabili, e va bene…ma non da soli ragazze mie. Sapete che in formula devono esserci per forza di cose gli antiossidanti. Ricordate che proteggono ma si innescano una serie di reazioni ossidative che portano alla formazione di radicali liberi, di cui sono noti gli effetti. Pare che serva a ben poco rivestire (come appunto si fa) le particelle di biossido di titanio per evitare reazioni foto catalitiche, perché queste reazioni sono favorite anche da altri ingredienti presenti nel cosmetico quali emollienti e conservanti ad esempio, che ovviamente hanno più tempo di reagire con la forma di biossido di titanio che è più persistente, ossia l’Anatasio. Infatti potrebbe essere più vantaggioso utilizzare nei cosmetici il biossido di titanio in forma di Rutilo, la forma cristallina che si lava via più facilmente.

Non è semplice formulare un cosmetico ragazze, non lo è affatto e DIFFIDATE SEMPRE da chi vi fa credere il contrario.

Attualmente si stanno svolgendo numerosi studi per cercare di capire se esiste la possibilità che tali particelle possano infiltrarsi anche attraverso la cute, entrando poi nel circolo sanguigno. Queste ricerche sono nate in seguito allo sviluppo delle nano-patologie, cioè di quelle malattie causate dall’esposizione e successiva permanenza nell’organismo (animale ed umano) di particelle inorganiche talmente piccole da non poter essere rimosse dall’organismo e, come tali, potenzialmente in grado di provocare processi flogistici che possono degenerare, in alcuni casi, in neoplasie.

* LINK: www.medimagazine.it/rischi-la-salute-biossido-titanio-cosmetici-prodotti-alimentari-creme-solari/
* LINK IARC: http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol93/mono93-7.pdf
* LINK: www.nononsensecosmethic.org/wp-content/uploads/2014/09/manucra_es1_13.pdf – Con bibliografia a sostegno di tutto rispetto.

La prima parte di questo articolo mi è servita per farvi capire un concetto fondamentale, che desidero vi resti BEN IMPRESSO NELLA TESTA: IL TERMINE FILTRO FISICO/FILTRO MINERALE INDUCE IN CONFUSIONE IL CONSUMATORE FINALE, INSINUANDO IL PENSIERO CHE TALE METODO DI PROTEZIONE SIA COMPLETAMENTE NATURALE E PRIVO DI LAVORAZIONE INDUSTRIALE. ORA SAPETE CHE NON È COSÌ RAGAZZE.

Ora passiamo alla seconda parte.

I filtri chimici inquinano, lo sappiamo tutti. I FILTRI FISICI INVECE?

Mi sono adoperata non poco per trovare degli studi seri e incontestabili e tramite conoscenze sono arrivata ad una ricerca fatta da un esponente molto importante, il Dott. Antonio Tovar Sánchez, stimato ricercatore, molto famoso nel settore della BIOLOGIA MARINA.

Ha condotto diversi studi sull’interazione dei metalli con l’acqua e zona costiera. È un vero e proprio scienziato in questo settore, con tanto di dottorato di ricerca all’Università di Cadice. Collaboratore post dottorato nel dipartimento di ricerca di scienze marine alla Stony Brook University di New York. Scienziato che ha ricevuto il massimo riconoscimento nel campo – EUR-OCEANS Young Scientist Award. Un riconoscimento all’eccellenza per sua costante ricerca e dedizione nel campo della biogeochimica e per lo sviluppo di nuovi metodi, per chiarire l’interazione tra i metalli e la biologia del mare e delle coste. Un capoccione insomma di cui ho molto apprezzato gli studi che vi illustrerò di seguito.

Una crescente consapevolezza dei rischi connessi con l’esposizione della pelle ai raggi ultravioletti (UV), nel corso degli ultimi decenni, ha portato ad un maggiore utilizzo di prodotti cosmetici con protezione solare. Tutto ciò comporta l’introduzione di nuove sostanze nell’ambiente marino.

Sostanze che vengono rilevate in acqua vicino alla riva con concentrazioni variabili durante il giorno e con concentrazione maggiore nel microstrato superficiale. La presenza di questi composti in acqua suggerisce effetti rilevanti sul Fitoplancton.

La ricerca infatti fornisce prove dell’effetto negativo che hanno i filtri chimici e fisici.

Viene dimostrato INEQUIVOCABILMENTE che i cosmetici solari, sono una FONTE SIGNIFICATIVA di prodotti chimici organici e inorganici che raggiungono il mare con conseguenze ecologiche negative sull’intero ecosistema marino.

Vi allego il link della sua ricerca, portata avanti anche con altri stimati colleghi: http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0065451#s2 – Ci sono molte altre ricerce altrettanto serie e molto approfondite ragazze, ma non volevo tediarvi con dati molto difficili. Vi ho riportato questa, portata a termine da un esponente di rilievo ed inoltre molto recente perché pubblicata il 5 giugno 2013.

Cosa avete imparato leggendo questo articolo?

Avete imparato che i FILTRI MINERALI non sono effettivamente minerali, ma subiscono anch’essi procedimenti industriali degni di nota che non hanno nulla da invidiare alla trasformazione petrolifera. Anche il petrolio è naturale, voglio dire. Viene estratto dalla terra in quella forma. Sono i processi industriali che lo trasformano negli attivi dannosi che ormai tutte noi conosciamo. Idem questi FILTRI. Non esistono in natura. Vengono lavorati industrialmente. Ricordatevelo sempre.

Usate i filtri perché non inquinano? Anche questo NON È VERO. Anche loro come i chimici hanno un bell’impatto ambientale. Non lo dice Elena, Admin di Vanity Space. Lo dice la scienza. Scienza NON DI PARTE RAGAZZE. Scienza che non è legata a nessuna azienda biologica o chimica. Scienza che grazie a Dio esiste per dare a noi consumatori una consapevolezza cristallina.

DIFFIDATE SEMPRE DI CHI È ASSOLUTISTA RAGAZZE. Sia esso un’azienda bio come no.

Perché alla fine, in certi argomenti dibattuti, una sola cosa vale per tutti: In medio stat virtus. Sempre. La virtù sta nel mezzo.

Spero che questo articolo sia di aiuto per le aprire le vostre menti ragazze. Spero che vi abbia dato il giusto spunto per riflettere e per capire il comportamento di certe figure. Confido nella vostra intelligenza ragazze.

Grazie a tutti per l’attenzione e alla prossima.

PRECISAZIONI PER PROMISELAND VISTA LA MIA IMPOSSIBILITA’ A RISPONDERE DIRETTAMENTE NEL FORUM. NON SONO STATA AMMESSA.

DOTT. ZAGO: La frase “Avete imparato che i FILTRI MINERALI non sono effettivamente minerali, ma subiscono anch’essi procedimenti industriali degni di nota che non hanno nulla da invidiare alla trasformazione petrolifera. Anche il petrolio è naturale, voglio dire. Viene estratto dalla terra in quella forma. Sono i processi industriali che lo trasformano negli attivi dannosi che ormai tutte noi conosciamo. Idem questi FILTRI. Non esistono in natura. Vengono lavorati industrialmente. Ricordatevelo sempre.” Introduce il concetto della naturalità del petrolio. Tesi alquanto ambigua e fuorviante. Il petroli è una sostanza FOSSILE piena di sostanze pericolosissime. Bisognerebbe dirlo e non mettere lì che in fin dei conti anche il petrolio è naturale. Non ci siamo proprio.

ELENA: Ribadisco il mio concetto. Il petrolio è naturale. E’ una miscela di idrocarburi (soprattutto carbonio e idrogeno) che viene PRODOTTO DALLA NOSTRA TERRA. La nostra splendida terra c’ha convissuto milioni di anni senza esserne minimamente intaccata. E’ stato l’uomo con il suo intervento, spostando l’elemento dal suo luogo di origine a creare i disastri che ormai tutti noi conosciamo. L’ossido di zinco e il biossido di titanio sono disponibili nella loro FORMA DI FILTRO IN NATURA? LA RISPOSTA E’ NO.

DOTT. ZAGO: Tutto l’articolo porta alla considerazione finale che filtri chimici e fisici uguali sono. Non è vero! Quello che l’articolo non dice è “quanto inquina l’uno e l’altro”. Cioè manca un termine di paragone che è, a mio modesto avviso, semplicemente indispensabile. Altrimenti ritorniamo a bianco o nero. Non è così, ci sono molte sfumature di grigio.

ELENA: Non è corretto quanto affermato. Basta cliccare su tutti i link a disposizione (fonti autorevoli con bibliografie di tutto rispetto) per trovare tutti i dati comparativi necessari. La ricerca esplica in maniera chiara e semplice tutto quello che è necessario sapere. Inoltre io mi sono già espressa in altri ambiti in merito a questi argomenti. Ho scritto altri articoli. Questo nelle specifico ha un titolo chiaro, pulito e coinciso: FILTRI FISICI – TRA MITO E REALTA’. Non si chiama Filtri Fisici e Chimici a confronto. Non si chiama nemmeno Crociata ai Filtri Fisici. Non si chiama trattato sull’inquinamento dei filtri in generale. Si chiama FILTRI FISICI – TRA MITO E REALTA’ ed è nato per far conoscere alle persone COSA SONO QUESTI FILTRI. Perché l’ho fatto? perché si vede che effettivamente ce n’era bisogno. Perché su 100 persone 50 pensano che i Filtri Fisici siano naturali e privi di impatto ambientale QUANDO LA REALTA’ E’ BEN DIVERSA. Qua non si sta parlando di quanto inquina uno o di quanto inquina l’altro. Si parla di un solo concetto: I FILTRI INQUINANO.

DOTT. ZAGO: Infine mi viene da dire “e allora??” niente più prodotti solari? L’articolo manca di una proposta finale, tutto fa male e basta. Vero è che io ho sempre detto che il miglior prodotto solare è maglietta e cappello, ma se si vuole prendere il sole, conoscendone i rischi, qualche soluzione la si deve pur trovare. Ebbene per me la meno peggio è usare creme solari con filtri fisici ben protette con antiossidanti e con un buon rapporto tra l’efficacia UV-B e UV-A.

ELENA ROSSI: Io faccio informazione neutrale. Non metto in atto proposte finali perché non ho la verità in tasca come molti altri invece sostengono di avere. Io non consiglio un filtro piuttosto che un altro. Io do le informazioni corrette in modo che un consumatore possa decidere per se’ e per la sua famiglia cosa è giusto e cosa non lo è. E questo lo dovrebbero fare tutti i forum, gruppi e siti web. Perché oggi 16/06/2015 non si può sentire gente che asserisce di usare filtri fisici perché naturali e non inquinanti. E’ agghiacciante.

Come ho detto in prefazione ed in chiusura dell’articoletto, tutto si basa sul far conoscere COSA SONO I FILTRI FISICI  Perché grazie al lavoro sbagliato di molti operatori e non, tante persone non lo sanno.

Il Dott. Zago dice: ma se si vuole prendere il sole, conoscendone i rischi, qualche soluzione la si deve pur trovare. Ebbene per me la meno peggio è…….

La meno peggio? la meno peggio Dott. Zago, rimane pur sempre male. Sempre e comunque. E la gente questo lo deve sapere. Non dovrebbe esistere la guerra ai filtri chimici e filtri metallici (usiamo il loro nome).

Il senso è informare le persone!

E la gente consapevolmente sceglie QUALE MALE USARE E SE USARLO. 

Una replica a “Filtri Fisici: Tra mito e Realtà”

  1. elenuccia ha detto:

    Il miglior articolo in assoluto, complimenti, è scritto benissimo!!

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